Nuovo Codice dei Contratti Pubblici: Semplificazione e Velocità per le Procedure di Appalto

Il 1° aprile 2023 (ma con applicazione a decorrere dal 1° luglio 2023) è entrato in vigore il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici, un testo finalizzato a semplificare e sburocratizzare le procedure di appalto. Le disposizioni del Codice sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 77 il 31 marzo. Le innovazioni previste tengono conto dei pareri della Conferenza Unificata e delle competenti Commissioni parlamentari, mirando a promuovere la semplificazione, la sburocratizzazione e la liberalizzazione. Questo strumento permette alle istituzioni e alle imprese di lavorare con maggiore velocità per fornire beni e servizi ai cittadini, afferma il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

La digitalizzazione delle procedure, in vigore dal 1° gennaio 2024, permetterà di risparmiare da sei mesi a un anno per la realizzazione di gare. Una banca dati degli appalti conterrà le informazioni sulle imprese, fungendo da carta d’identità digitale consultabile in ogni momento. Ciò eviterà la necessità per i partecipanti alle gare di presentare documenti cartacei ad ogni occasione, comportando notevoli risparmi di costi e soprattutto di carta. Questa norma rappresenta un notevole vantaggio anche dal punto di vista ambientale. Gli enti appaltanti, così come le imprese e i cittadini, avranno accesso online ai dati per garantire la trasparenza del processo.

Con la liberalizzazione degli appalti fino a 5,3 milioni di euro, le stazioni appaltanti potranno scegliere di attivare procedure negoziate o affidamenti diretti, rispettando il principio della rotazione. Allo stesso modo, per gli appalti fino a 500.000 euro, le piccole stazioni appaltanti potranno procedere direttamente senza passare attraverso le stazioni appaltanti qualificate. Questa semplificazione dei tempi sarà particolarmente vantaggiosa per i piccoli comuni che devono eseguire lavori di modesta entità, che rivestono grande importanza per la vivibilità dei luoghi e il benessere delle comunità.

Infine, ma non meno importante, si prevede la tutela del “made in Italy”: tra i criteri di valutazione dell’offerta, sarà premiato il valore percentuale dei prodotti italiani o provenienti dai paesi dell’Unione Europea rispetto al totale. Questa disposizione protegge le forniture italiane ed europee dalla concorrenza sleale di paesi terzi. Le stazioni appaltanti potranno anche specificare i criteri di approvvigionamento dei materiali per soddisfare gli standard di qualità più elevati. Tra i criteri premiali, sarà valorizzata la promozione delle imprese con sede nel territorio interessato dall’opera.

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